Russia: cosa sta succedendo a Severodvinsk?

Mercoledì, 21 agosto 2019

8 agosto 2019. Base militare di Severodvinsk, Regione di Arkhangelsk. Russia subartica. Il governo russo, l’agenzia atomica Rosatom e un istituto nazionale di ricerca in fisica applicata di nome Rfnc-Vniiefr, lunghissimo acronimo che sta per Centro nucleare della federazione russa – Istituto di ricerca scientifica in fisica sperimentale di Russia effettuano un test scientifico-militare nelle acque del Mar Bianco, in corrispondenza del piccolo villaggio di Nyonoska, nell’area conosciuta come Baia della Dvina. Il sole sta quasi per tramontare quando la base militare di sottomarini atomici viene squarciata da una gigantesca esplosione immediatamente rilevata da 4 stazioni indipendenti in territorio norvegese, a oltre mille chilometri dalla regione e che operano nell’ambito delle attività della Ctbto (Comprehensive nuclear-test-ban treaty organization) dedita a monitorare l’esecuzione di test nucleari non autorizzati. Dopodichè tutto tace… letteralmente.

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Due giorni dopo, il 10 agosto, dalla Russia filtrano le prime poche, vaghe e contradditorie notizie. Si parla di due morti e di un leggero aumento del livello di radiazioni rispetto alla base naturale. “Il temporaneo aumento dei livelli di radiazione è stato registrato verso mezzogiorno” dice la portavoce Kseniya Yudina. Il Ministero della Difesa rilascia una nota in cui si afferma che “i livelli sono rimasti normali dopo l’emergenza e che non vi è alcun pericolo di fughe pericolose nell’atmosfera”. Qualche ora dopo, ai due morti si aggiungono sei feriti. A quanto pare tutti responsabili civili e non governativi. Il governatore della regione, Igor Orlov, dichiara che i servizi d’emergenza, insieme a un’eliambulanza, sono stati inviati sul posto e che “non è necessaria nessuna evacuazione a seguito dell’incendio, né piani per l’evacuazione dei civili della cittadina”. Intanto 4 stazioni di monitoraggio delle radiazioni, di cui due vicini alla zona del poligono di Nyonoksa, smettono improvvisamente di funzionare. Si parla di black-out…

12 agosto. Il bilancio delle vittime iniziale era errato. Ora si parla di sette vittime, tutti scienziati civili, più un numero imprecisato di feriti di cui non si sa praticamente nulla. In Russia, così come nel resto del mondo, si comincia però a parlare dell’entità dell’esplosione; le fonti ufficiali russe rilasciano un primo vago comunicato in cui si fa riferimento a una detonazione imprevista associata a una perdita di carburante a bordo di qualcosa di galleggiante, un’imbarcazione oppure una piattaforma. Un indizio era la presenza, proprio nella acque della Baia della Dvina, della nave russa Serebrynka, già in passato utilizzata per trasportare materiale necessario per la costruzione di un nuovo missile a propulsione nucleare top-secret. Le immagini satellitari fanno di un indizio una conferma. I movimenti della Serebrynka sono stati registrati dai satellitti in orbita. Il carburante, quindi, non era quello dell’imbarcazione ma quello di un missile dotato di “un sistema di propulsione che coinvolge isotopi”. Isotopi. Il governo russo ammette involontariamente la natura dell’incidente. Si tratta di un’incidente nucleare. L’esperimento altro non era che il test di un prototipo di missile di nuova generazione, auto-alimentato in volo grazie a una reazione nucleare controllata, noto nell’ambiente militare russo con il nome in codice 9M730 Burevestnick e in quello statunitense come Ssc-X-9 Skyfall. L’ipotesi più quotata è che sarebbe esploso il motore jet a propellente liquido.

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15 agosto. La testata digitale Baza diffonde un video in cui si vedono autoambulanze attraversare la capitale russa con i portelloni sigillati da teli di plastica e gli autisti con indosso tute di protezione contro gli agenti chimici. I membri dello staff medico che hanno lavorato sui feriti sono stati costretti dal Servizio di Sicurezza Federale a firmare un accordo di riservatezza che impedisce loro di parlare dell’accaduto. Sempre Baza rivela i nomi dei feriti. Sono cinque funzionari del ministero della Difesa e uno sviluppatore: Igor Berezin, Sergey Plaksin, Alexey Perepelkin, Dmitry Abalin, Alexander Manusin e Sergey Grishin. I vestiti dei feriti sono stati bruciati immediatamente dopo il ricovero.

19 agosto. Il Wall Street Journal riporta la notizia dei 4 impianti di monitoraggio spenti. Immediato il comunicato da parte del governo russo che afferma che due dei centri per il monitoraggio delle particelle di radionuclidi, che “per motivi di comunicazione e di rete” avevano cessato le loro attività, hanno ripreso a funzionare correttamente. Di questi due solo uno era nella lista degli impianti che avevano interrotto l’attività il 10 agosto. I siti per il monitoraggio spenti non erano quindi 4 bensì 5. Il presidente russo Vladimir Putin interviene direttamente per assicurare che “non c’è alcuna minaccia”. Subito dopo, Lassina Zerbo, capo del Ctbto ha fatto sapere attraverso un tweet che i due siti riattivati sono i centri di monitoraggio di Bilibino (uno dei quattro siti non operativi e più lontano dal luogo dell’esplosione) e quello di Peleduy (il quinto).

20 agosto. Una fuga di notizie parla di alcuni membri dello staff medico e paramedico dell’ospedale dove sono stati ricoverati i feriti, contagiati da radiazioni. Nel tessuto muscolare di uno dei dottori, sarebbe stato trovato del Cesio-137, un isotopo radioattivo sottoprodotto della fissione nucleare dell’uranio-235. A riportare la notizia è questa volta il Moscow Times. Il Ministero della Sanità russo nega. Greenpeace dirama un bollettino ufficiale in cui comunica che nell’area di Severodvinsk è stato registrato un aumento di 20 volte del livello di radiazioni. Il gruppo ha chiesto al Rospotrebnadzor, l’autorità russa per i consumatori, di valutare queste informazioni e determinare “quali radionuclidi sono stati dispersi nell’aria e se esiste una minaccia per la salute umana”. Ancora nessuna risposta. Fonte anonime parlano anche di sversamento di sostanze tossiche in mare. Intanto il vice ministro degli Esteri russo, Serghiei Ryabkov, dichiara che la russia non è obbligata alla trasmissione dei dati dalle stazioni di monitoraggio delle radiazioni.

21 agosto. 34 anni dopo, l’incubo di una nuova Chernobyl è sempre più reale. In tutto e per tutto.