Più Watchmen meno Avengers, The Boys è un must-watch

Martedì, 30 luglio 2019


Piccola premessa: non sono uno che disprezza i cinecomic, nè tantomeno uno di quelli che vedono nel cinema tratto dai fumetti il male assoluto. A me i cinecomic piacciono. Quello che non mi piace è la safe-zone in cui il genere sembra essersi auto-esiliato. Una zona sicura dalla quale nessuno debba uscirne scontento od offeso per una cosa o per un’altra. In poche parole l’esatto opposto per la quale i fumetti sono nati. E questo a me fa letteralmente girare i coglioni.

The Boys per fortuna appartiene a quella ristretta cerchia di opere tratte da fumetti che cercano di sovvertire le regole del genere al cinema e che di piacere a tutti non ne vuole proprio sapere. La serie Amazon infatti è più vicina a opere come il Watchmen di Snyder, il Nolaniano Il Cavaliere Oscuro, il Logan di James Mangold e, perchè no, anche al Deadpool di Tim Miller. Violento, scorrento e irriverente lo show ideato da Eric Kripke insieme al duo Evan Goldberg e Seth Rogen, e tratto dall’omonimo fumetto del 2006 firmato da Garth Ennis e Darick Robertson, grida dall’inizio alla fine “più Watchmen meno Avengers” e lo fa così bene che ti convince subito. Fedele al materiale originale ma attualizzandone situazioni e contesto sociale, The Boys dimostra quanto il genere sia in realtà capace di raccontare i nostri tempi e il nostro mutare in perfetti cretini succubi di social network e fake news, attraverso una storia adulta, interessante, sovversiva e fottutamente accativamente. Nell’universo di The Boys i supereroi vivono al di sopra della legge, sfruttano il loro potere e il loro superpotere per ottenere favori e aiutati da multinazionali ed esperti di marketing in grado di manipolare la realtà dei fatti come fa loro più comodo. I super uccidono e la fanno franca, stuprano e restano impuniniti e si arricchiscono a discapito di chi li circonda senza doversi minimante preoccupare delle conseguenze. E questo anche grazie alla cecità della società moderna, più interessata a pollici in sù e cuoricini piuttosto che alla reale natura di un individuo.

Così come nel fumetto, i The Boys del titolo sono un gruppo di persone, umani e senza poteri, con l’obbiettivo di rivelare la verità che si nasconde dietro la sfolgorante facciata dei Sette, gli eroi più forti della terra, gestiti e governati dalla Vought International, una multinazionale che si occupa di curare l’immagine dei super e farli passare per gli eroi senza macchia che invece non sono. Billy Butcher, interpretato dal sempre bravissimo Karl Urban, rappresenta il fulcro della narrazione insieme a Hughie Campbell o Piccolo Hughie, interpretato da Jack Quaid. I due condividono entrambi una tragedia personale provocata da un super e per questo si alleano per distruggerli o almeno per sputtanarli di fronte al mondo intero. Ad aiutarli nella loro missione troviamo i pittoreschi Frenchie e Latte Materno, rispettivamente interpretati da Tomer Capon e Laz Alonso, ai quali più avanti si aggiungerà La Femmina, interpretata dalla bella e in parte Karen Fukuhara. Contrapposti ai The Boys, troviamo dunque i sette. I super più super di tutti, la rockband di punta della Vaught, capace di generare miliardi di dollari di introiti e protagonisti di azioni super in favore di telecamera e smartphone ma di azioni meno super quando non c’è nessuno a riprenderli. Il capo dei sette è Patriota, interpretato dal bravo Anthony Starr, un vero dio in terra, un misto tra Superman e Captain America, circondato da un’aura inquientate e raccappriciante e che altri non è che un sociopatico megalomane che disprezza l’umanità e tutto ciò che rappresenta. Translucent è invece un indistrittubile uomo invisibile, Queen Maeve è la Wonder Woman del gruppo, Black Noir un ninja taciturno, Abisso è la copia sputata di Aquaman e infine la giovane e innocente Starlight della bella e brava Erin Moriarty, ultima arrivata e senz’altro la più umana tra i super che si trova catapultata in un mondo e in gruppo formato da persone che credeva migliore. Tutti personaggi in grado, nell’arco di otto puntate, di popolare una serie che riesce a strappare sorrisi, far riflettere e in più di un’occasione anche di infondere allo spettatore un reale senso di angoscia e di paura. Il merito va tutto a Eric Kripke, Seth Rogen e Evan Goldberg, che pur non disdegnando l’azione realizzano una serie molto più interessata a esplorare il lato umano dei supereroi piuttosto che a triti e ritriti super-scontri tra supereroi e super cattivi. Aspetto, questo, in grado di rendere The Boys una serie di supereroi molto distante dai soliti film o dalle solite serie del genere ma una serie che non si fa problemi a mostrare corpi mutilati, scene di sesso, sangue a fiumi e ossa spezzate. Ma la violenza di The Boys, anche se non fine a sé stessa, potrebbe nauseare gli spettatori più impressionabili, proprio quel genere di spettatori di cui ormai ci siamo rotti i coglioni così come ci siamo rotti i coglioni delle solite stronzate supereroistiche su grande schermo. Quindi, se non appartenete a questa sotto-categoria di spettatori, fatevi sotto perchè c’è da divertirsi.