Lo squalo che brilla nel buio

Lunedì, 19 agosto 2019


Nelle profondità degli abissi c’è uno squalo che brilla nel buio. Mollisquama mississippiensis è il suo nome scientifico, meglio conosciuto come “squalo tasca”. Un piccoletto di appena 14 centimetri, dal muso più simile a quello di un capodoglio che a quello della sua specie, dotato di ghiandole che producono fluido bioluminescente e di fotofori che gli permettono di produrre luce.

Scoperto al largo delle Coste del Cile nel 1979, il primo esemplare era una femmina adulta di 40 centimetri. Nel 2010 il secondo squalo tasca è stato ritrovato nel Golfo del Messico mentre alcuni ricercatori del National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) e del Tulane Biodiversity Research Institute stavano facendo alcune ricerche per scoprire cosa mangiano i capodogli in profondità. Dopo anni di studi, a cui hanno collaborato esperti di tutto il mondo, un primo profilo di quella che è stata descritta come una nuova specie di squalo tasca è appena stato pubblicato su Zootaxa. “Finora nella storia solo due squali tasca sono stati catturati o segnalati” ha spiegato Mark Grace, biologo del Noaa, precisando che si tratta di “specie separate, ciascuna proveniente da oceani diversi, ed entrambe estremamente rare”. Gli studi su questo animale, grazie all’uso di immagini a raggi X e tomografia computerizzata, hanno contribuito a nuove e inaspettate conoscenze anche se come ribadito da Henry Bart, direttore del Tulane Biodiversity Research Institute “Conosciamo pochissimo di quanto accade laggiù in quelle acque”.