Chernobyl: la serie capolavoro di Sky

Sabato, 08 giugno 2019


Elegante, cruda e spietata, Chernobyl, la miniserie prodotta da Hbo e Sky è un capolavoro inaspettato, che analizza con brutale lucidità una delle più immani catastrofi della storia provocate dall’uomo.

“Cambiò il mondo. Cambiò il nemico. La morte ebbe nuove facce che non conoscevamo ancora. Non si vedeva, la morte, non si toccava, non aveva odore. Mancavano persino le parole, per raccontare della gente che aveva paura dell’acqua, della terra, dei fiori, degli alberi. Perché niente del genere era mai accaduto prima”. È in queste parole tratte da “Frasi di Preghiera per Chernobyl” di Svjatlan Aleksievič, che è racchiusa tutta l’essenza della serie ideata da Craig Mazin. Tra il drama e il documentario, Chernobyl racconta con straziante lucidità ciò che accadde la notte del 26 aprile 1986 nella centrale nucleare ucraina, quando nel corso di un test definito “di sicurezza” si verificò una fortissima esplosione che dilaniò il reattore generando una radioattività pari a 400 volte la bomba sganciata su Hiroshima. Dalle macerie della centrale si sollevò una colonna di vapore ionizzato, un fascio di luce azzurro elettrico che si innalzava verso il cielo buio. Una coltre di materiale radioattivo che ricadde e contaminò intere aree intorno alla struttura. Nubi radioattive raggiunsero l’Europa Orientale, la Finlandia, la Scandinavia, la Germania, la Svizzera, l’Austria, l’Italia e la Francia. Nell’esplosione persero la vita due persone. Nei mesi successivi, le conseguenze della contaminazione radioattiva causarono novantamila morti. Tutte vittime di tumori e leucemie.

Chernobyl
Anche se l’avvenimento narrato in questa sequenza del secondo episodio è accaduto in realtà sei mesi dopo l’incidente, l’orrore in tutta la sua potenza rimane invariato. Un esempio chiaro e netto della fantastica scrittura alla base della serie.

Scritta e ideata da Craig Mazin e composta da cinque episodi diretti da Jonah Renck, la miniserie di produzione anglo-americana è permeata da un’atmosfera cupa e asfissiante, sapientemente fotografata da Jakob Ihre (già direttore della fotografia nel 2017 di Thelma, splendido horror di Joachim Trier) e accompagnata dalla colonna sonora della sempre ottima Hildur Guðnadóttir, ormai a tutti gli effetti l’erede del mai troppo compianto Jóhann Jóhannsson (vedesi il passaggio di testimone da Sicario a Soldado). Il cast, egregio e indimenticabile, è la ciliegina sulla torta. Jared Harris, Stellan Skarsgård ed Emily Watson sono caratteristi di livello superiore e da sempre garanzia di prove attoriali impeccabili. Quando non ci sono loro a rubare la scena, ci imbattiamo in un ben ritrovato Adam Nagaitis che a sua volta ritrova Jared Harris dopo l’altrettanto fenomenale The Terror della AMC. L’ottimo Paul Ritter, la bravissima Jessie Buckley, Donald Sumpter e Sam Troughton sono solo alcuni dei comprimari che chiudono un cast artistico raramente così ben equilibrato.

Spietata e cruda, Chernobyl è diventata immediatamente la serie più acclamata di sempre, raggiungendo su IMDB la valutazione più alta della storia, superando concorrenti come Breaking Bad e Game Of Thrones. Chernobyl è infatti un prodotto atipico, un’opera che sceglie di non enfatizzare e spettacolarizzare la catastrofe ma di mostrarla e raccontarla nella sua interezza. Alla serie va inoltre attribuito il grandissimo pregio di non limitarsi a essere un trito e ritrito atto d’accusa verso i colpevoli, ma di aprirsi a una tematica più ampia e attuale: lo scempio del pianeta perpetrato per mano dell’essere umano.

Chernobyl è una serie da vedere assolutamente. Un capolavoro inaspettato che riesce a fare breccia anche nello spettatore poco avvezzo a opere di tale portata e importanza. In Italia il primo appuntamento è lunedì 10 giugno alle 21:15 su Sky Atlantic. Il quinto e ultimo episodio andrà in onda l’8 luglio.